Ultima modifica: 24 febbraio 2018
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Premio Presìdi del libro Incontro con gli autori

Per chi legge, per chi non legge, per chi leggerà…

Davvero intensa per la nostra Scuola la settimana appena trascorsa: lunedì 19 nell’aula magna della Centrale si è svolto l’incontro con Francesca Borri, autrice del libro Ma quale paradiso? – Tra i jihadisti delle Maldive (Einaudi 2017), mentre giovedì 22 nell’aula magna di via Mascherpa si è svolto l’incontro con Omar Di Monopoli, autore del libro Nella perfida terra di Dio (Adelphi 2017) e con Gaetano Appeso, autore del resoconto di viaggio Mesoamerica: sulle tracce del serpente piumato, tutti candidati al Premio Presìdi del Libro Alessandro Leogrande 2018. A seguire un breve resoconto
Lunedì 19 febbraio sette classi del Liceo Ferraris hanno avuto il piacere di conoscere, conversare e porre domande alla “giornalista di guerra” Francesca Borri, il cui ultimo lavoro è candidato al Premio Presìdi del Libro Alessandro Leogrande 2018 nonché finalista all’European Press Prize 2017. L’incontro, a cui ha partecipato anche il Preside prof. Dalbosco, è stato moderato da Tonino De Giorgi del Presidio del Libro “Il Granaio” – Taranto ed è stato promosso dalla Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale in collaborazione con l’Associazione Presidi del Libro.
Francesca Borri, che da anni con i suoi reportage racconta quanto accade in Medio Oriente, ha presentato Ma quale paradiso? in cui descrive le Maldive, il famosissimo arcipelago a sud-ovest dell’India identificato solitamente dall’immaginario collettivo come luogo da sogno e di lussuosi resort, facendo luce sul “lato b” di tale paese ovvero sulla miseria e sui tuguri, sull’emarginazione economica e sociale di gran parte della popolazione, da cui provengono molti jihadisti, coloro che chiamiamo foreign fighters.
Alunni e docenti hanno così potuto riflettere su problematiche drammaticamente complesse ed attuali a partire dalla voce di una giornalista che “scrive guardando il dolore sulla terra”, convinta che oggi la guerra più dura sia quella che va combattuta contro la disuguaglianza. Ascoltandola si è rimasti colpiti dalla “normalità” (apparente o ostentata?) con cui l’autrice racconta quanto ha vissuto in prima persona per scrivere degli scontri tra israeliani e palestinesi e della guerra in Siria. Altrettanto stupore si è provato nel sentire raccontare della “fragilità” di chi aderisce all’ISIS perché la vita non sembra avergli lasciato altre prospettive oppure nel venire a sapere della protezione e dell’accoglienza offerte con generosità dai siriani bombardati alla giornalista, sempre in prima linea alla ricerca della verità.
L’incontro con una testimone diretta e appassionata – che non esita di fronte ad alcun rischio pur di scrivere e far conoscere aspetti della geopolitica che i telegiornali non mostrano (forse perché non lo vogliono) – oltre a far riflettere con attenzione sulla necessità di conoscere e di indagare, senza accontentarsi di una visione fittizia della realtà che inevitabilmente porta a fidarsi dei pregiudizi e delle apparenze, ha emozionato i ragazzi. Molti di loro hanno ammirato l’”eroismo” di Francesca Borri, che li ha spronati a non appiattirsi nell’apparente benessere, nella superficialità e nell’inerzia, imparando a mettere in discussione, a vivere intensamente e con coraggio: una lezione “diversa” la sua, che magari porterà chi nella vita di tutti i giorni si sente poco motivato a cominciare ad affrontare quelli che ritiene ostacoli e difficoltà con una consapevolezza diversa… Alla luce del suo approccio alla realtà non stupisce l’invito rivolto dalla giornalista freelance – il cui primo reportage ha riguardato proprio l’Ilva e la nostra città – agli studenti: a partire dalla realtà attuale di Taranto può essere per loro davvero stimolante ripensarla e “crearla”.

Giovedì 22 febbraio cinque classi del Liceo Ferraris hanno potuto ascoltare e confrontarsi con lo scrittore Omar Di Monopoli, il cui ultimo importante romanzo è stato presentato da Tonino De Giorgi del Presidio del Libro “Il Granaio”.
Benché sia nato a Bologna, lo scrittore ha ribadito con convinzione la sua appartenenza al Sud, come ben dimostra la presenza nelle sue pagine di paesi fittizi della nostra regione. Nella perfida terra di Dio è stato definito un western gotico ed è ambientato proprio in un paesino al centro del triangolo formato da Taranto, Brindisi e Lecce. Di Monopoli racconta di una Puglia “non edulcorata”, proponendo della nostra regione non l’immagine estiva e turistica, magari ridotta “ai taralli e alla pizzica”, ma quella della criminalità e del degrado. Per raccontare una vicenda gremita di eventi e personaggi (che talvolta richiamano in modo evidente la realtà), l’autore ricorre a una lingua densa e sinuosa, congegnando con abilità fenomenale sequenze forti, grottesche e truculente in un magistrale impasto di dialetto e italiano letterario, tanto che la sua scrittura richiama la narrativa della prima metà del Novecento del Sud degli Stati Uniti (Faulkner in primis) e il nostro Verismo. Conversando con studenti e docenti lo scrittore si è soffermato sulle motivazioni delle sue scelte espressive ed ha chiarito che il suo modo di rappresentare la realtà risente della sua formazione, del suo interesse per il cinema, del suo essere autore di fumetti, attento a colori e particolari: e così i tratti psicologici emergono dalle descrizioni e altrettanto implicita è la “denuncia sociale”.
Del resto, la letteratura e l’arte sono un modo “per salvarsi”… Di Monopoli, che ormai rappresenta una delle voci più apprezzate della narrativa italiana, ha invitato i ragazzi a dedicarsi alla lettura per imparare ad andare oltre le facili schematizzazioni, oltre lo scontato ma ingannevole contrasto di bianco e nero: occorre saper distinguere le molteplici tonalità di grigio ovvero cercare di conoscere la complessità della realtà e di noi stessi.

Nel pomeriggio di giovedì 22 febbraio, infine, il direttore del Laringhiera.net, Angelo Di Leo, ha dialogato con Gaetano Appeso, autore del libro “Mesoamerica: sulle tracce del serpente piumato” che, a pochi mesi dall’uscita, è libro dei record: candidato a diventare il libro dell’anno 2018 nell’ambito dei Presìdi del Libro, conta già due edizioni, cinque ristampe e migliaia di copie vendute. “Mesoamerica”, terzo libro dello scrittore, è un taccuino di viaggio dove l’autore racconta le sue avventure nell’America centrale, tra misteri, imprevisti e scenari da sogno. Quello raccontato in questo libro è un viaggio compiuto proprio nelle terre dove nasce il mito. Tra antiche leggende, piramidi che svettano dalla fitta giungla e rituali sciamanici, una pista, trovata quasi per caso, conduce a considerazioni che potrebbero mettere in discussione la storia conosciuta. Ma il viaggio descritto in queste pagine non è solo geografico, è anche interiore. Una profonda esperienza che costringe ad affrontare paure, difficoltà ed incertezze da cui se ne trae un prezioso insegnamento, perché “viaggiare non è solo scoprire il mondo, è anche scoprire se stessi”.
Forse è proprio questo il “solco” che chi scrive cerca di tracciare in modo netto e nitido (e che gli Incontri con gli Autori ulteriormente rimarcano): il bisogno di togliere quel velo che tutti accettiamo per verità andando oltre le apparenze, i pregiudizi, la superficialità, magari grazie agli stimoli offerti dalla lettura di un libro o a partire dalle riflessioni che chi ha più esperienza di noi ci induce a fare.




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